[…] Ero perplesso all’idea di realizzare qualcosa in un museo. L’unico modo in cui potevo affrontarla consisteva nel tentativo di assorbire lo spazio del museo in quello della mia vita quotidiana. Quindi lo spazio che mi era stato riservato venne adibito a cassetta delle lettere: l’ufficio postale inoltrava la mia posta al museo e ogni volta che volevo una lettera o ne avevo bisogno dovevo andare a ritirarla lì.